Carcas, suona!

Questi siamo noi e Carcassone (in basso a destra) al tramonto, il che è davvero poser. Quella da formazione-squadra Geniu anche di più. Non c’è stato molto tempo per organizzare la fotografia, un po’ perché il tramonto ha durata limitata e un po’ perché c’era fretta di raggiungere la meta successiva. Quindi una specie di selfie e via. Un ringraziamento sincero alle “Sardines” per aver allietato la nostra visita alla città-castello. Simpaticissimi i turisti preoccupati a fotografare le rocce e il muschio di questa magica città, per altro pressoché finta visto che è stata ricostruita – a tratti reinventata – nell’Ottocento. Ispirata, ho copiato questa grandiosa idea e anche io ho documentato nel dettaglio i particolari più interessanti. Eccoli qua.

Il titolo da una leggenda. Quando la città era assediata da Pipino il Breve o Carlo Magno (poco importa), la principessa saracena Carcas ne assunse il controllo. Dopo cinque anni la Dama Carcas, furbissima, pensò di far ingurgitare ad un piccolo maialino quel poco grano rimasto fino a farlo diventare ciccione. Questo venne poi lanciato dalle mura. L’esercito nemico pensò che la città fosse ancora sufficientemente ricca da poter permettersi di cibare persino un piccolo maiale e decise di ritirarsi. Alla fine della guerra la Dama Carcas fece suonare le trombe della città. I nemici in ritirata esclamarono “Carcas sonne!”.

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Le Mont

Sulle coste della Normandia si erge la colossale rupe di Mont-Saint-Michel. Quando era solo una montagnetta circondata dall’acqua un vescovo vi fondò un santuario in memoria di ben tre apparizioni dell’arcangelo San Michele. Correva soltanto l’anno 708 e così diventò un’importante meta di pellegrinaggio. Da semplice oratorio si trasformò poi in un monastero benedettino e più avanti ospitò una guarnigione. L’abbazia fu allo stesso tempo monastero e fortezza, grande esempio di architettura religiosa e militare. Non a caso poté resistere alle truppe inglesi durante la guerra dei Cent’anni e fu adibita a prigione durante la Rivoluzione Francese fino al Secondo Impero. Il borgo è cinto da mura medievali e si dispone ai lati dell’unica strada della Grande Rue che scollina fino ad arrivare al santuario. Le più grandi maree d’Europa avvengono nella baia circostante e, quando si alza, il mare avanza rapido “come un cavallo al galoppo” (espressione francese, non mia). Prima del 1880 il monte era accessibile da terra soltanto durante la bassa marea attraverso una sottile lingua di terra. Quell’anno vennero costruite una diga e una sopraelevata che nel tempo hanno compromesso la natura di isola del monte (perché viene trattenuta la sabbia). Si è deciso così di smantellare (quasi) tutto e far tornare Le Mont com’era una volta per restituirgli la “dimensione marittima” perduta, spendendo circa 300 milioni di euro. Non senza polemiche.

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Stimando

Ecco una ripresa del campionato di stime. L’obiettivo è stimare una grandezza: vince (ovviamente) chi si avvicina di più al numero esatto. Cosa si vince? Nulla. Qui si trattava di indovinare l’altezza del campanile del Carré de Sainte-Anne a Montpellier, una chiesa sconsacrata oggi utilizzata come spazio espositivo. Introvabile (quasi) il dato preciso sul web, due soltanto dicono che la guglia raggiunge i 69 metri. Ma sì, tò, saranno 45-50 metri, più o meno…

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Prova

Prova

Ci provo, poi vedrò. Dovesse venire tanto male, mi preoccuperò di cancellare ogni traccia.
Ho deciso di commentare le immagini che pubblico. Non per fare la postmoderna alternativa (come dice Papy’s) nè per fare dell’arte o sentimentalismi vari. Le fotografie sono soltanto una proposta.
Cercherò di spiegare cosa mi piace in ogni fotografia, perché l’ho scelta e magari di contestualizzarla, per renderla più viva.
è che non volevo lasciare questa pagina così vuota, avevo il sospetto che non si capisse bene il mio intento; per altro così potrei risultare un po’ più interessante.
Inizio da questa immagine perché è quella che uso per ogni genere di prova: ho provato a farci le schifezze più orribili. Qui alcuni tristi esempi.

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