Acueducto

Lo chiamano il “ponte del diavolo”. Una leggenda vuole che il diavolo lo costruì in una sola notte in cambio dell’anima di una fanciulla, la quale la promise al demonio se fosse riuscito a portare l’acqua a casa sua prima dell’alba. Ma allo spuntar del sole, prima che il gallo cantasse, mancava un’ultima pietra.
L’acquedotto di Segovia, simbolo della città e testimonianza del grande ingegno dell’Impero Romano, probabilmente risale alla fine del I secolo. Venne utilizzato fino alla metà del XX secolo per trasportare l’acqua dal fiume Acebeda, nella Sierra de Guadarrama a 18 km dalla città. È costituito da 20400 blocchi per un totale di 166 archi (alcuni dicono 167), raggiunge un’altezza massima di 28 metri e si estende per una lunghezza di 728 metri o 818 metri (non sono tutti d’accordo, evidentemente non stanno misurando la stessa cosa). Interessante è che non si è fatto uso di malta: i grandi blocchi di granito vivono in un perfetto equilibrio di forze.
Nelle giornate di sole sulla struttura si creano forti contrasti di colore per le ombre che i sassi disegnano l’uno sull’altro; se poi il cielo è di un blu intenso, ancora meglio. È enorme anche per confronto con gli edifici limitrofi, che al suo fianco sembrano miniature.
Se ci vai, mangia un cochinillo, non la carbonara!

Acueducto 2

Acueducto 3

Acueducto 4

Acueducto 5

Acueducto 6

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